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Writer Poesia

Writer Poesia (52)

Autore: AA.VV.
Titolo:NON UCCIDERE CAINO E ABELE DEI NOSTRI GIORNI - Antologia di poesia sociale
Formato: 15x21
Pagine: 184
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788899627379


Le poesie che compongono questo libro girano tutte, a loro modo e con stili diversi, attorno a tematiche che hanno un’incidenza sociale, vale a dire che hanno a che fare con questioni che interessano tutti. L’iniziativa nata e sviluppata assieme alla poetessa Izabella Teresa Kostka è stata quella di aver voluto parlare del Male, nelle varie forme e concettualizzazioni. Non solo rappresentato dalla violenza sessuale che oggi, un po’ per la spasmodica ricorrenza di casi esecrabili, un po’ per una serie di cam- pagne di informazione più incisive, sembra monopolizzare la cronaca. Abbiamo, cioè, voluto creare un progetto che fosse il più possibile ampio e aperto a varie testimonianze e dimostrazioni di come il Male possa potenzialmente intaccare tutti, proprio come il bene che la società civile ci indica di perseguire per evitare, condannare e allontanarsi da ogni concreta offesa alla civiltà.

L’azione spregiudicata di persone che coscientemente inquinano un corso d’acqua con bitumi ed altri prodotti residui dalle loro attività economiche è, a suo modo, una laida forma di violenza: una offesa nei confronti della natura che ci ospita, una maltrattamento contro gli altri umani che abitano la terra e, addirittura, un atto malevole e inquinante anche per la nostra stessa vita. Anche se un comportamento illegale come questo viene qui richiamato in maniera assai semplicistica, può servire, comunque, per riflettere due secondi su una sacrosanta verità, ossia che chi produce il Male lo fa sempre con consapevolezza nonché spesso con predeterminazione. Vale a dire che l’azione violenta o spregiudicata non è altro che l’acme di un progetto instabile già configurato nella mente che trova poi la sua applicazione concreta. Di sadismo, brutalità e menefreghismo si parla, ma anche di omertà e silenzio, di indifferenza e tacita approvazione di un delitto, di un abuso, di un caso di insubordinazione che non può in ogni modo essere accettato.

Di tutto questo siamo puntualmente informati, avvisati, messi in guardia, tartassati e impauriti da quanto gli organi di informazione giornalmente ci somministrano notizie di episodi di disagio e marginalità, prevaricazione e sopruso, di inciviltà propriamente detta, di denigrazione ed emarginazione sociale. Rientrano in questo discorso, che è un infinito mare magnum di casi dove la violenza si mostra in maniera più esplicita, anche le sottomissioni e la sospensione dei diritti civili in tanti paesi del mondo. Vi sono, poi, una miriade di altre situazioni, svariate nelle dinamiche e nelle forme con le quali si manifestano, che rimangono nel silenzio, lontano dalla grancassa dell’informazione, volutamente tenute nel- l’ombra, lontane anni luce da un qualsiasi spiraglio che possa rompere il legame tremendo tra aguzzino e vit- tima. Storie domestiche che non vengono denunciate, popoli segregati con la forza, anziani che vivono nella più profonda indigenza, clochard che vengono derisi ed arsi vivi, ragazzini che si gettano dal quarto piano perché sopraffatti dalle violenze verbali di maledetti coetanei che ne assuefanno la psiche semplicemente perché effe- minato, di povere condizioni, grasso, o il miglior bersa- glio da colpire, perché incapace di reagire.

Questa è la realtà. E la letteratura?...........

 






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Autore: ENRICO D'ANGELO
Titolo: SOPRAVVIVERE AL NOVECENTO - Collana I Poeti di Smerilliana n.27
Formato: 18x20
Pagine: 64
Anno di pubblicazione: 2017
ISBN: 9788899627393

L’opportunità creativa e ricreativa è andata del tutto sprecata: l’eclissi dell’umanesimo ha presto significato in Occidente quel che ancora, e secondo alcuni ormai irreversibilmente, significa, ossia la fine della cultura intesa come emancipazione individuale e collettiva, la fede convinta nella barbarie, e non la semplice occorrenza di una profonda crisi di civiltà. Perché, se questo fosse corretto, verrebbe da chiedersi: ma davvero crediamo che, nel trentennio o quarantennio che abbiamo alle spalle, la letteratura sia di fatto sopravvissuta alla scomparsa dell’uomo e che essa, magari da tempo moribonda e persino conservandosi tale, possa ciononostante continuare a sussistere?






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Autore: Francesco Giusti
Titolo: E torna l'autunno - Collana I Poeti di Smerilliana
Formato: 12x18
Pagine: 64
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788899627294

Fa uno strano effetto di altro luogo – altro, ovvero, da sbocciare dalle maglie fitte dello stesso, – questa poesia autunnale di Giusti; ambientata com’è nelle ragioni assertive (e sintassi farraginose persino, e ad arte, a tratti) d’un ethos della parola: eppure in risalita continua da esse – rivolta, come per baleni appare, al liberarsi, al librarsi, delle sue ombre, e senza meno a un’anima, piuttosto, della parola. – Ingombrante e disparente, a un tempo: al modo diafano-mobile della luce che essa, costante, vuol significare, la inquieta e immota trasparenza di laguna, il filo d’aria del suo lento riflesso.In una poesia così tanto stanziale, in tensione sulla linea del paesaggio cui appartiene – raggio d’autunno, strabico, lievito algoso d’onde dal flottare fermo delle banchine, – quel che si scruta, come da un punto statico e diffratto (“in avaria all’orizzonte”, per dirla nel verbo del poeta), è il cristallo solcato, affiorante, d’una voce opaca d’acque. E la parola, allora, avvinta nel fantasma lagunare del suo territorio (come svela delicato il racconto critico di Annelisa Alleva), l’anima, allora, della parola, percorre le familiari superfici inaddomesticate, a divinare in esse la scia muta d’un passaggio. Un varco entro il cuore dell’ombra, nell’oltremondo (oltretempo) che vigila nelle pieghe di questo: a colmare di parole piccole il vuoto stagno dei muri, il ritorno senz’orma da un Ade quotidiano, tutto a sé presente, tramato di riverberi. Così, stoica, l’elegia della parola rivela, nel sillabarsi delle sue malferme tracce (che siano danza, o terremoto, o frusta), quel che la spinge, sua regola e segreto: “la mia finestra, ve lo dico, – respira su un cortile di case storte – sotto il cui perimetro, come cunei, incastro – accenti e virgole per evitare la catastrofe”. (Tommaso Ottonieri)

 





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Autore: AA.VV.
Titolo: SMERILLIANA - Collana I Poeti di Smerilliana
Formato: 12x19,5
Pagine: 472
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788899627256

In questo numero 19 di "Smerilliana" sono pubblicati versi e testi di Alleva, Bini, Clemente, Corona, Corsi, Cote, Cupani, D'Angelo, Dickinson, Dobricic, Dodd, Estrada, Fabbri, Ferrari, Hirsch, Gambacorta, Giusti, Gómez, Grutt, Luzi, Medina, Ottonieri, Prelipceanu, Raia, Restrepo, Segato, Tardino, Terzago.

 





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Autore: RINA BURONI
Titolo: TUTTE LE POESIE VOL. I
Formato: 15X21
Pagine: 664
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788899627188

 VOL. I - La silloge rivela immediatamente la costante di una formazione classica che permea e sostanzia il dettato poetico; ma anche vi emerge quanto la Buroni prediliga gli autori fondamentali della letteratura italiana, i grandis- simi, quelli che hanno assunto nel tempo valore distintivo ed esemplare. Quando dunque ci si im- batte, leggendo, in qualche stilema un po’ desueto o in qualche termine o sintagma di fine Ottocento, si tengano presenti gli estremi dell’arco biografico della poetessa, ma soprat- tutto il periodo 1915-30 più intensamente for- mativo, almeno sotto il profilo scolastico e dell’apprendimento.

Il lettore attento ed esperto coglierà dunque qua e là echi pascoliani e dannunziani, carducciani e gozzaniani, fino agli ermetici, tanto per citare alcuni modelli, senza però trascurare i classici di cui si diceva prima, tra i quali Leopardi, Foscolo e, soprattutto, Petrarca, al quale ci richiamano il diffuso dissidio interiore e il doloroso senso della precarietà della vita: ma con saldezza stanno, questi echi, nel tessuto poetico della Buroni, e con quello sono intimamente fusi.

VOL. II -

Questo libro dovrebbe contenere tutte le poesie che si sono conservate di mia madre Rina Buroni. Il condizionale è d'obbligo perché mia madre non era molto ordinata e, pur non volendo che si gettasse via nean- che un frammento di carta che contenesse un suo scritto, anche se già ricopiato o bat- tuto a macchina, accadeva poi che lo stes- so venisse confuso per la casa tra tanti altri fogli, riviste ecc. Il trasloco, infine, da una casa in cui avevamo abitato per circa 55 anni ha fatto il resto. Così molto mate- riale è andato perduto oppure è ancora im- prigionato tra documenti e scartoffie di va- rio genere di cui potrò liberarmi una volta terminate le controversie legali ancora in atto, sorte prima della morte dell'autrice.

Perché si capisca l'intera opera qui riporta- ta, bisogna fare alcune precisazioni.

Mia madre è nata nel dicembre 1910, è an- data a scuola a cinque anni ed ha saltato la quinta elementare cosa a quei tempi consentita a chi avesse raggiunto alti livelli di apprendimento. Ha iniziato, quindi, la prima ginnasio (la nostra prima media) a circa nove anni. Questo per individuare l'humus culturale di cui si è nutrita.

Le prime poesie risalgono agli anni della scuola: infatti a 13 anni traduce in ende- casillabi perfetti l'incipit delle Bucoliche, e questo ed altri brani del poemetto di Virgi- lio faranno parte di un'altra pubblicazione. Le liriche di questo periodo, spesso molto lunghe, hanno metri vari, sempre accentati in modo esemplare, e la rima. E c'è l'uso insistito di parole arcaiche, secondo lo stile ottocentesco.

 

 

 





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Autore: RAINER MARIA RILKE
Titolo: TENERI TRIBUTI ALLA FRANCIA - Collana I Poeti di Smerilliana
Formato: 12x18
Pagine: 48
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788899627164

Con queste poesie in lingua francese, Rilke torna a “dire le cose”, a tentare una parola che sappia assicurare la realtà piú umile e quotidiana in quello spazio interiore conquistato con le Duineser Elegien. Rilke realizza cosí il compito di salvare le cose nella parola, e lo fa attraverso la lingua ‘straniera’ che gli permette, con i suoni posti in primo piano, con i vocaboli sottratti alla meccanicità dell’abitudine, quasi di dar voce alle cose stesse. L’uso del francese rivela la totale assimilazione della lingua al ‘meccanismo’ della poesia; essa diviene palesemente la condizione della poesia stessa, oltre che la sua occasione. La celebrazione immediata della realtà (un quadro, un nastrino, il pane quotidiano...) trova nella mediazione della lingua la sua unica e irripetibile possibilità.

 

 





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Autore: Bianca Tarozzi
Titolo: Canzonette - Collana I Poeti di Smerilliana
Formato: 12x18
Pagine: 64
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 9788899627140


Il passato non soltanto tiene in serbo una varia gamma di colori e immagini, ma ci tramanda anche suoni e musiche lontane: e proprio l’eco di arie e canti, che furono in voga in epoche remo- te, si rifrange nei versi di questa nuova silloge poetica, a cui Bianca Tarozzi ha significativamen- te dato il titolo di Canzonette.In queste compo- sizioni sfilano e si dipanano momenti di vita: alcuni si impressero nel ricordo con l’intenso lam- po di un’illuminazione subitanea, altri, invece, hanno svelato piú tardi, con l’aiuto dell’elabora- zione poetica, tutto il loro significato. 

 

 





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Autore: Franca Doriguzzi Bozzo
Titolo: "VENTITRÉ AIKU"
Formato:17X12
Pagine: 40
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 978-88-99627-08-9

Aderendo pienamente alla tradizione Aiku, a livello sia formale (5-7-5 sillabe) sia concettuale, Franca Doriguzzi ci coinvolge nella sua intima relazione con il mondo della natura. Una corrispondenza calda e sincera fatta di sguardi discreti ma al tempo stesso penetranti sulle piccole cose che ci circondano, inezie che disvelano valori importanti ad un subitaneo cambio di prospettiva. È come il saliscendi di un’altalena che dal particolare ci riporta all’universale e viceversa. Un gioco incrociato di osservazioni in cui l’autrice intende cimentarsi in prima persona, a dimostrazione di una spiccata capacità a calarsi, senza reticenze, nel profondo del proprio sentire. Una poesia del cuore prima che della ragione, e che tuttavia non rinuncia a fare i conti con gli squilibri, anche dolorosi, insiti nel quotidiano. Comunque sia, a mitigare le scene anche più cupe (“Onde suicide”), c’è sempre la svolta felice e fiduciosa (“su scogli accoglienti. Eppur rinascono”). Un ottimismo che è il riflesso di una fede nell’eterno perpetuarsi del ciclo della vita, di cui la malattia o la morte, ne è solo un contingente, sopportabile, episodio. In diversi componimenti il richiamo alla vivacità della natura si arricchisce di suggestioni oniriche e metafisiche (“Impressi nel legno, anelli di memoria. Eco nel bosco.”). Quasi un mondo mentale parallelo creato dall’autrice per dare maggiore densità a quello che scaturisce dalla propria indagine del quotidiano. Ma di queste complesse interpolazioni fra natura e psiche, sulla carta non ne rimane che l’effetto semplice e struggente che va dritto, senza calcoli, all’animo del lettore. Come se l’autrice camminando in punta di piedi sul proprio sentiero intendesse preservare l’incanto suscitato con la penna, come una amorosa mater naturae.

P. A.

 

 



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Autore: Francesca Rennis
Titolo: "Ascoltate i miei figli un raggio di sole nell'impossibile"
Formato:15x21
Pagine: 48
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 978-88-99627-09-6

Ascoltate i miei figli. Un raggio di sole nell’impossibile è la seconda raccolta poetica di Francesca Rennis: una plaquette con un titolo iussivo, accorato, e un sottotitolo che mette un faro nella nebbia dell’ady- naton. Il titolo ricorda, per la sua perentorietà, alcuni sintagmi di Giuseppe Ungaretti e l’anatema di Primo Levi contenuto nella premessa a Se questo è un uomo. Il sottotitolo evoca invece i «filamenti di sole» di Paul Celan, autore citato non casualmente in esergo, e richiama alla necessità della speranza e dell’utopia come «lascito» ereditario per i figli, per coloro che verranno, per il futuro. Ed è significativo, da tale punto di vista, che il volume sia dedicato ai figli dell’autrice, la quale rivendica orgogliosamente il suo ruolo di madre («nati da me») e si pone nella condizione di tutte le madri del mondo, sollecite - per vocazione e natura - del destino della prole.

La raccolta comprende 24 liriche ed è preceduta da una premessa (Variazioni sul tema), che costituisce a un tempo la ‘cornice’ e la mappa dell’intero libretto, con preziose indicazioni di lettura.



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Autore: ELENA RAPISARDA, curato da Raffaella Amoruso
Titolo: " Poetiche Impronte "
Formato:15x21
Pagine: 96
Anno di pubblicazione: 2015
ISBN: 978-88-99627-05-8

 

Impossibile leggere le liriche di Elena Rapisarda senza “vedere” le immagini delle poesie stesse scorrere di fronte ai nostri occhi e le emozioni, prendendo forma, defluiscono tra le sillabe. L’autrice scrive con l’anima aperta, chiara, inequivocabile, abbandonando ogni titubanza si dona e permette a noi lettori di entrare e percepire l’atmosfera discreta, elegante e raffinata dei suoi versi.

Il volume, composto da 40 poesie inedite, nel complesso è un toccasana per il cuore, che disteso e vivo, palpita di gioia.

Il ritmo del testo è incalzante, il pensiero scandaglia l'anima alla ricerca di risposte esistenziali con linguaggio solo in apparenza crudo, pervaso da moti melanconici, con uno sguardo rivolto alle umane debolezze. Il suo esternare l'amore rivela passionalità latente che il sentimento addolcisce.

La Rapisarda ha il pregio di farci riflettere, creando spunti per ognuno di noi, nuove sensazione, nuove visuali emotive, per chi sa cogliere.

 

Raffaella C.B. Amoruso



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