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Writer Accademica

Writer Accademica (20)

IN CONDOMINIO In evidenza

Pubblicato in: Writer Accademica

Autori: MANUELA BEVACQUA - LE PERA SALVATORE

Titolo: IN CONDOMINIO

Formato: 15X21

Pagine: 120

Anno di pubblicazione: 2017

ISBN:978-88-99627-45-4

 

    

Le analisi di approfondimento raccolte in questo volume sono il frutto di un serio lavoro di studio da parte degli Autori. Autori che sono anche attori nel mondo condominiale facendo parte dell’associazione più rappresentativa, in Italia, degli ammini­stratori immobiliari. Le Pera è Presidente della locale sezione cosentina; si è sempre distinto per serietà ed impegno professionale. Bevacqua è giovane avvocato del foro cosentino che collabora con l’associazione fornendo consulenza ed un valido supporto pro­fessionale agli associati. La pubblicazione di questa raccolta rappresenta il frutto anche dell’esperienza vissuta sul campo. Gli utenti, i consumatori, i con­domini sono alla ricerca di modelli di comportamento che preveda­no la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi. Nel quadro desolante della legislazione vigente frutto di com­promessi politici, piuttosto che di un serio studio tecnico ed inqua­dramento codicistico e di una giurisprudenza spesso ondivaga in balia delle composizioni dei collegi, le domande sono sempre più frequenti e le risposte difficilmente credibili. Questo libro rappresenta lo sforzo concreto di dare risposte quanto più esaustive possibili e professionalmente autorevoli. Gli autori non si discostano mai da una interpretazione norma­tiva che non tenga anche conto della realtà concreta, della vita vis­suta. Nel panorama editoriale un “unicum”.





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Autori: Conforti Filomena, Mariangela Marrelli, Giancarlo Statti

Titolo: Le Piante e i Principi Attivi

Formato: 17x24

Pagine: 144

Anno di pubblicazione: 2016

ISBN:978-88-99627-28-7

 

    

Un prodotto naturale è un composto chimico o una sostanza prodotta da un organismo vivente. Nel senso più ampio, i prodotti naturali comprendono qualsiasi sostanza prodotta in natura. Possono anche essere preparati mediante sintesi chimica (semisintesi) e hanno svolto un ruolo centrale nello sviluppo del campo della chimica organica fornendo obiettivi sintetici impegnativi. Il termine “prodotto naturale” è stato esteso anche a fini commerciali per riferirsi ai cosmetici, integratori alimentari e gli alimenti prodotti a partire da fonti naturali, senza ingredienti artificiali aggiunti.......

                                       






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Autore:Manuela Bevacqua -Marco Foti -Francesco Madeo        Massimiliano Sivieri

Titolo: Educazione alla Costituzione: un emendamento al DDL "Buona Scuola"

Formato: 17x24

Pagine: 32

Anno di pubblicazione: 2015

ISBN:978-88-97341-93-2

 

                                            

Un pamphlet di sole 32 pagine ma con una interessantissima dichiarazione d’intenti a cui segue la proposta di emendamenti al DDL “buona scuola”, ma soprattutto opera di giovanissimi esperti del settore che esprimono dei concetti e avanzano delle richieste alle Istituzioni dopo averle condivise con i loro coetanei italiani e consistenti nella introduzione dell’insegnamento di “Educazione alla Costituzione” in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Quindi il contenuto del testo è uno spaccato delle richieste e dei suggerimenti dei giovani per una società più responsabile, solidale e democratica, di quei giovani che disamorati della politica degli ultimi tempi, per la maggior parte, non si recano più alle urne, ma se le loro voci oltre che venire sentite verranno pure ascoltate certamente si avvicineranno sempre di più e daranno il loro contributo alla risoluzione dei problemi sociali.

Ricordiamoci che il futuro, per natura, è e sarà nelle loro mani.





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Autore: Francesco Garofalo - Sabrina Garofalo
Titolo: Movimento è Comunicazione aspetti sociologici
Formato: 17x24
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2015
ISBN:978 88 97341 82 6

 



Oggi, secondo giorno di lezione di “Sociologia”. Prima di addentrarci nel percorso tracciato per l’a.a. in corso riserviamo un po’ del nostro tempo al confronto sul valore che assume il Movimento corporeo nell’attuale società. Lo spazio della lezione è riservato a misurare la percezione che gli studenti hanno nei confronti del Movimento, della motilità, delle attività sportive. Iniziamo con la semplice domanda: “ Che cos’è il Movimento” e raccogliamo le risposte inserendole nel contesto sociologico della nostra disciplina, la Sociologia applicata alle Scienze Motorie, con particolare attenzione alla Sociologia dello Sport, della Salute, della malattia, dell’educazione, dei gruppi e della comunicazione. Discipline che saranno trattate in questo volume rivolto alle professioni sanitarie, ma in modo particolare, agli studenti di scienze motorie, agli attori del Movimento e a quanti ancora conducono stili di vita imperniati sulla sedentarietà- partecipata o indotta dal lavoro espletato e che per motivi diversi non riescono a ritagliarsi spazi per il proprio benessere psico fisico determinato dal sano movimento.   

Che cos’è il movimento?

“ Per me il Movimento è un farmaco splendido, previene malattie e rende felici”
“ Per me il Movimento è vita, ogni vita è movimento”
“ A mio avviso il Movimento è divertimento e gioia, insegna a progredire”
"Secondo me il Movimento significa divertimento, ritmo, socializzazione, salute, dinamismo e confronto”
“Credo che Movimento sia distensione e che contribuisca a risolvere i problemi e le tensioni della vita moderna”

“Ho sempre ribadito che rappresenti l’antidoto contro lo stress. Il solo camminare Ti fa sentire meno solo, fa socializzare”
“Ritengo che il Movimento sia un’esigenza per chi lavora al computer e conduca una vita sulla sedia”
“Sono convinto che Il Movimento rafforzi la volontà di vivere, rafforzi lo spirito e crei armonia con se stessi e gli altri”
“ Solo attraverso le attività si possono sviluppare le percezioni sensoriali.  Il Movimento è causa di ogni vita”
“ Sono del parere che il Movimento sia un bisogno vitale come il cibo l’aria, l’amore e il comunicare”
“Movimento per me significa salute psicofisica, in quanto fornisce buonumore e predispone positivamente verso gli altri”
“ Secondo me il Movimento è un’esigenza. Si pratica per mantenersi in forma, per ridurre la massa grassa e migliorare l’aspetto esteriore”
“Secondo me il Movimento è prevenzione e nel contempo cura di alcune infermità determinate dalla sedentarietà moderna”
“Sono del parere che il Movimento sia il toccasana per eccellenza, che fa amare il mondo”
“ Ritengo il Movimento una prassi educativa, si allena al buon Movimento cosi come si educa alle altre discipline”
“Il Movimento rafforza la propria autostima e sviluppa gli ormoni della felicità”
“A me non piace tanto muovermi. Sono un pigro, ma riconosco l’utilità e i benefici determinati dal sano Movimento”.

Sono queste le risposte fornite dalla gran parte degli studenti alla domanda cosa sia per Te il Movimento.
In esse sono racchiusi significati diversi, ma tutte convergono sull’importanza che riveste il Movimento per gli individui, i gruppi e le istituzioni. Le risposte date sono un vero e proprio elogio al Movimento (dal che scaturisce il presente lavoro), ritenuto fonte di benessere personale e collettivo.
 
Ma cos’è il Movimento e come viene percepito dalla società contemporanea?
Parlare di Movimento, tralasciando i confini entro cui intendia-mo soffermare le nostre attenzioni, significherebbe disperdere le energie scientifiche nella immensa distesa disciplinare in cui esso si manifesta: dalla contabilità alla biologia, dalla matemati-ca alla musica, dalla storia delle religioni alla tecnica Il Movimento, infatti, è oggetto di studio di molte discipline e ciascuna esprime significati in base all’oggetto di analisi e di ricerca (movimenti culturali, economici, artistici …). Nella fattispecie il campo entro cui il presente lavoro si sviluppa è quello sociologico e della comunicazione, scrutando il Movimento quale proprietà dell’organismo umano di modificare attivamente la propria posizione e quella dell’ambiente in cui risulta immerso ma nel contempo visto ed osservato come sorgente da cui sgorga la vita stessa. La vita di per se stessa è Movimento ed è proprio nel movimento che si racchiude il fascino e la magia dell’essenza della vita e attraverso esso si veicola e si decodifica l’ arte del saper vivere collettivo. 

Consideriamo, quindi, il tema proposto dal punto di vista sociologico, analizzando i contenuti delle opinioni comunicate che sono frutto di conoscenze e di saperi acquisiti all’esterno e durante il percorso di studio in Scienze Motorie dello Sport e della salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per attività fisica si intende “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”. In questa definizione rientrano, quindi, non solo le attività sportive ma anche semplici movimenti quotidiani come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici.
Il “Movimento” inteso come cambiamento, è l’agire che modifica una posizione di una “cosa”, di uno stato d’animo fisico, morale, culturale. Riveste un ruolo rilevante per il processo di crescita della persona, che accompagna dall’infanzia al decesso, richiedendo un investimento di energia continuo e costante.
L’organismo non può essere mai definito un sistema a riposo, in quanto esso è sede persistente di attività. Già nell’utero materno il feto compie, nel liquido amniotico, il primo movimento biologico attraverso il quale egli comunica la presenza di vita. Alla nascita il movimento si esprime attraverso gesti e atti mirati a soddisfare i primari bisogni. Il neonato si propone al mondo attraverso una serie di movimenti, esplora il territorio e l’ambiente, ricorrendo alla facoltà dell’organismo vivente di modificare energicamente e in modo reversibile la propria posizione o quella di una sua parte rispetto all’ambiente.
Successivamente il soggetto instaura una vera e propria funzione di relazione con l’ambiente, sviluppando sistemi neuromotori e ormonali che rimangono in relazione con le funzioni vegetative.
Movimento è comunicazione, energia, ma non solo: esso è strettamente legato agli aspetti cognitivi, alla cultura, alla società ed ai valori che la stessa esprime nel tempo. Gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza si dimostrano cruciali per le modalità con cui si vive il “movimento”, prodotto il quale andrà ad incidere profondamente nel processo di costruzione dell’identità della persona.
Il soggetto, infatti, interagisce e si relaziona con l’ambiente naturale e costruito attraverso il “movimento” che veicola le percezioni sensoriali, costruendo emozioni e informazioni. Il movimento è comunicazione, attraverso il quale si allertano, come vedremo successivamente, i cinque sensi, ma non solo essi.
Esiste, infatti, un altro “senso” che non è rappresentato, come di consueto si pensa, dal possesso di eccezionali poteri contenuti nella mente, di doti straordinarie presenti solo in alcuni soggetti. Questo potere è contemplato in ciascuno di Noi ed è rappresentato dalla conoscenza delle tecniche dei linguaggi non verbali innati e acquisiti durante i processi esperienziali.
Il Movimento ci consente di raggiungere obiettivi e mete nello spazio globale e cogliere le infinite sfaccettature che lo compongono, lo trasformano e lo rendono vivo e palpitante in ogni istante: un corpo per le sue modalità del movimento non perisce mai, e nel trasformarsi produce sempre movimento, nuova energia, quindi nuove forme di vita.

Nell’uomo la motilità rappresenta il complesso delle manifestazioni motorie indipendenti dall’attività fisica. Essa è strettamente connessa al processo di socializzazione che accompagna l’individuo nella sua esistenza terrestre, fino al decesso, con modalità e intensità diverse, dovute alla cultura, al sociale, alla salute e alla malattia e che andranno ad incidere fortemente sulla qualità della vita, sugli aspetti emozionali del soggetto, sul ben-essere individuale e collettivo.

Possiamo affermare che il movimento è, di conseguenza, egli stesso un aspetto rilevante del processo socializzante, attraverso il quale l’uomo costruisce i suoi dati identificativi e connotativi, i ruoli, lo status e cosi via. Se diamo uno sguardo alle cifre, ci rendiamo conto come l’attività motoria nel nostro Paese sia diminuita di pari passo con i grandi mutamenti sociali verificatesi nei processi produttivi e nelle trasformazioni organizzative della città. Da un versante lo sviluppo dell’automazione, che ha ridotto la necessità dell’intervento umano, incidendo perfino nel lavoro domestico, con conseguente svalutazione del lavoro manuale, dall’altro versante il predominio degli spostamenti, che avvengono con mezzi di trasporto sempre più sofisticati e la riduzione di spazi di sicurezza per pedoni e ciclisti. Congiuntamente a questi fattori, il crollo della motilità è stato accentuato ancora di più dalla riduzione di spazi destinati al gioco libero dei ragazzi e ai giochi e agli sport spontanei di squadra. Oggi queste attività vengono svolte in luoghi e strutture che  ne riducono l’accessibilità anche per i costi che le famiglie devono sostenere. Questi ostacoli giustificano la flessione del movimento registrata nell’ambito della civiltà contemporanea, il cui progresso tecnologico ha ridotto le distanze ma nel contempo ha ristretto la motilità corporea, giustificando il processo di sedentarietà dell’uomo moderno. In base ai dati ISTAT, nel 2010 in Italia il 38% delle persone da tre anni in su ha affermato di non praticare, nella vita quotidiana, né sport né altre forme di attività fisica. 

L’esercizio fisico rilascia proteine ed endorfine che rendono il cervello felice, predisponendo l’apparato cognitivo alla positività, che è un prerequisito importante per abbassare i rischi di attacchi ischemici, infarto o angina.
Secondo i dati del sistema di monitoraggio Okkio alla salute, soltanto un bambino su dieci fa attività fisica in modo adeguato per la sua età e circa un bambino su quattro (26%), all’istante della rilevazione, affermava di non aver svolto alcuna attività fisica. Gli ostacoli da superare sono molti e sono, anzitutto, di natura culturale e sociale.



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Autore: Luigi Sisi
Titolo: Pianificazione Attività di Esportazione
Formato: 17x24
Pagine: 136
Anno di pubblicazione: 2015
ISBN:978 88 97341 87 1

 

 Negli attuali sistemi impresa-ambiente, caratterizzati da elevati dinamismo e complessità, generanti e generati dall’eccesso di offerta, le tematiche dell’internazionalizzazione dei prodotti agroalimentari continuano ad essere un tema cruciale, per i contenuti in sé, ma anche per gli aspetti etici, sociali e culturali di cui sono impregnate.
Lo sviluppo del settore agroalimentare italiano non può prescindere dall’internazionalizzazione.
La concorrenza dei sistemi esteri, caratterizzati spesso da costi di produzione inferiori a quelli italiani, sposta il focus della competitività verso i livelli qualitativi che devono essere necessariamente superiori e che peraltro sono sanciti e salvaguardati anche dalla normativa europea, attraverso la regolamentazione dei marchi di tutela, la tracciabilità e la rintracciabilità. Peculiarità qualitativamente superiori costituiscono importanti leve di marketing. La maggiore qualità di un prodotto, infatti, consente la fissazione di prezzi di vendita più elevati, la scelta di canali distributivi più esclusivi, maggiori e migliori strategie di marketing.
Il libro di Luigi Sisi avvia, con chiarezza ed esaustività, la trattazione del tema del commercio con l’estero, dall’analisi delle esportazioni italiane e, più segnatamente, calabresi.
Quindi, affronta le fasi del processo di commercio internazionale, analizzando l’ambiente interno all’impresa, ossia le politiche di prodotto, necessariamente basate su livelli qualitativi elevati che determinano il grado di competitività, le decisioni di marketing, le scelte strategiche.
Successivamente, incentra l’attenzione sul sistema esterno alle imprese, tratteggiando, dettagliatamente, il sistema-export di varie nazioni, nonché gli aspetti sociali, economici e culturali, indispensabili per avviare qualsivoglia strategia di internazionalizzazione.
Il piano di marketing, infine, costituisce un valido strumento in cui far confluire informazioni, tecniche, metodologie e competenze, per avviare efficienti ed efficaci attività di commercio con l’estero.
Il volume, dunque, costituisce una valida guida per chi volesse approcciare i contesti del commercio internazionale e, al contempo, genera diversi spunti di riflessione sulla rilevanza di tali tematiche, in relazione anche a problemi di più ampio raggio che riguardano, le aree povere del mondo e le generazioni future, secondo un’ottica che non può essere più limitata ai meri aspetti aziendali e/o economici, ma deve necessariamente considerare le componenti etiche a ciò interrelate.                                           




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Autore: AA.VV. a cura di Manuela Bevacqua

Titolo: L'educazione civica e il diritto nelle scuole

Formato: 17x24

Pagine: 104

Anno di pubblicazione: 2014

ISBN:978-88-97341-77-2

 

                                            
“ L’educazione civica e il diritto nelle scuole” nella sua prima parte illustra una ricerca statistica, effettuata nelle varie regioni italiane, sull’attuale conoscenza della Costituzione dei giovani studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, e  presentata  nel convegno nazionale:
“Tutto va storto se non c’è diritto” tenuto a Bologna il 30.4.2011, presso la facoltà di Giurisprudenza.
Alla illustrazione dei dati presentati seguono, nella seconda parte del libro, i contributi degli Esperti .In particolare segue con “ Aspetti statistici dell’indagine” il commento del prof. Paolo Cozzucoli, associato di statistica dell’università della Calabria e, ancora, le riflessioni: del prof Luca Mezzetti, ordinario di diritto costituzionale dell’università di Bologna, “Dall’educazione civica alla cultura costituzionale: la Costituzione nelle scuole” del prof. Silvio Gambino, ordinario di diritto costituzionale italiano e comparato dell’università della Calabria Attuazione dei valori costituzionali e centralità della scuola: un “secondo risorgimento”, della prof. Stefania Pellegrini, associato confermato di filosofia del diritto dell’Università di Bologna, “Come la Costituzione vive” e del prof. Tullio Romita associato di sociologia dell’università della Calabria “Riepilogo risultati…”
Segue un ampio commento della coordinatrice nazionale del progetto per dare voce alle richieste che i giovani attraverso tale progetto inviano alle Istituzioni nella speranza di essere sentiti ma soprattutto di essere ascoltati.
Infatti i dati così raccolti e commentati hanno evidenziato la necessità di potenziare e rendere più’ efficace l’insegnamento del Diritto in tutte le scuole medie superiori, affinché la scuola formi non solo studenti ma cittadini consapevoli.
Il progetto con il patrocinio dell’ufficio scolastico della regione Calabria, dell'ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna e con il patrocinio dei Rotary club Cosenza, del Rotary club Presila Cosenza Est, Rotary club Bologna Valle del Savena e della facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna, ha ricevuto “l’apprezzamento” del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i “ complimenti “ del Rettore dell’UniBO, Ivano Dionigi e dei Presidi di facoltà di Giurisprudenza dell’UniBo, Giovanni Luchetti e della facoltà di Scienze Politiche dell’UniCal, Guerino D’Ignazio.



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Autore: Vincenzo Loiero e Toscano Maria Grazia

Titolo: Attività Motoria per bambini non vedenti

Formato: 15x21

Pagine: 80

Anno di pubblicazione: 2013

ISBN:978-88-97341-28-4

 

 L’educazione psicomotoria  di un bambino minorato della vista è molto complessa, sia  perché vi è un’ impossibilità nello stabilire una progressione educativa uguale per tutti, sia per tutte quelle situazioni impreviste che potrebbero via via presentarsi.
La motricità dell’uomo si sviluppa e progredisce secondo schemi ben precisi legati alle varie fasi di maturazione del sistema nervoso e del continuo affinarsi con l’esercizio. Si passa, così, da quelli  che sono i semplicissimi movimenti del neonato a quelli più complessi che richiedono, invece, coordinazione ed equilibrio.
L’affermazione nella cultura di oggi dei nuovi significati attribuiti alla corporeità, al movimento e allo sport nasce proprio dall’attenzione data allo sviluppo motorio, il quale non è più considerato come qualcosa a sé ma all’interno di un processo educativo dinamico e soprattutto in continua evoluzione.
Questo tipo di processo inteso non solo come motorio ma come psicomotorio, affianca la crescita della persona in relazione al progredire delle sue conoscenze, all’affermarsi dei suoi interessi e al relazionare il tutto con la sua capacità e volontà di partecipazione alla vita.



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Autore: Caputo Paolo e AA.VV.

Titolo: CALL CENTER LA MORTE DELLE PAROLE sfruttamento, alienazione e conflitto.

Formato: 15x21

Pagine: 120

Anno di pubblicazione: 2013

ISBN:978-88-97341-55-0

 

 
L’intento generale di questo libro è quello di comprendere e di rendere visibili le specificità del lavoro nei call center, una realtà che vede coinvolti milioni di lavoratori a livello mondiale. La maggior parte degli autori dei saggi qui compresi ha lavorato o continua a lavorare nelle cosiddette “fabbriche della chiamata”, presenti in Calabria, nel Mezzogiorno d’Italia. Questa partecipazione al lavoro, questo sguardo ravvicinato, è anche ciò che ha permesso di fotografare una realtà lavorativa dove le condizioni di lavoro sono per lo più l’opposto di ciò che viene propagandato dai soloni della gestione delle risorse umane – come arricchimento del lavoro, autonomia e tante altre “virtù”.
Il lavoro come travail, come ponos, svilimento delle abilità umane, alienazione sistemica, risalta, invece, a più riprese in queste pagine; dove, l’universo dei call center viene assunto come luogo d’osservazione privilegiato per guardare alle trasformazioni della produzione capitalistica su scala globale, la sconfitta del movimento operaio, il dileguarsi delle organizzazioni sindacali, l’incremento di flessibilità e precarietà, l’atrofia del conflitto tra capitale e lavoro a vantaggio della partecipazione coatta di cui l’universo dei call center è emblema.
Il libro si apre con il contributo di Paolo Caputo sulla morfologia della prestazione lavorativa all’opera nei call center nonché, più in generale, nel lavoro cosiddetto cognitivo. Il ritorno a Marx, alla natura specifica dell’essere umano e al concetto di forza-lavoro sono le “armi” teoriche che aprono il passo ad una rilettura critica delle forme di sfruttamento del capitalismo contemporaneo cercando di scandagliare quanto è vivo e quanto è morto nel pensiero di Marx per gettare luce sulle condizioni di sistematica alienazione del lavoro cognitivo.
A seguire i saggi di Chiara Manna e Francesco Eugenio Iannuzzi, che contestualizzano l’emergenza dei call center nel quadro del nuovo paradigma dell’accumulazione flessibile e dei relativi mutamenti organizzativi nel processo produttivo, affiorati in risposta alle rigidità e alla conflittualità operaia tipiche dell’epoca fordista. Lo “snellimento” delle imprese, il ricorso all’esternalizzazione di parti della produzione e dei servizi, l’introduzione di innovazioni tecnologiche sono le condizioni di possibilità e di proliferazione dei call center e di un diverso dominio sul e nel lavoro che si presenta sotto le spoglie di un modello ibrido; dove alle rigidità delle strutture gerarchiche, la routine, la parcellizzazione, il controllo stringente di tempi e metodi della fase fordista si sommano l’incentivazione, la variabilità del salario, i sistemi di controllo informatico.
Ciò che emerge è uno spaccato vivo e puntuale delle condizioni materiali di vita e di lavoro secondo le quali si strutturano la produzione e le relative forme di dominio sulla forza-lavoro. Il peso esercitato dall’uso combinato di nuove tecnologie, dal gruppo, dal team leader, così come le marcate differenze tra la realtà fattuale di chi vi lavora e la “narrazione” aziendale – sul lavoro armonico, gratificante, con possibilità di carriera, gestito attraverso forme consensuali – vengono via via messe in luce attraverso un’attenta opera di decostruzione che restituisce al lettore un’immagine scarnificata, senza veli, della sottomissione al lavoro in assenza di conflitto. In uno scenario lavorativo che alimenta una politica di subordinazione degli operatori attraverso un insieme di forme disciplinari e di strategie padronali mirate all’iper individualizzazione, alla rottura delle forme di solidarietà, alla rarefazione delle occasioni di conflitto. In questo solco si modellano episodi di resistenza, per lo più individuali, che assumono i caratteri del sabotaggio, dell’assenteismo, dell’esodo dal lavoro, che però difficilmente si trasformano in azioni collettive o rivendicazioni sindacali.
Le difficoltà di “apertura del conflitto”, d’altro canto, gettano luce sulla stato delle relazioni industriali e sul ruolo del sindacato a fronte dei cambiamenti che hanno investito la legislazione del lavoro.
Con l’ultimo saggio, quello di Micaela Filice, sui meccanismi giuridici-legali-amministrativi che hanno progressivamente fatto strada alla flessibilizzazione e precarizzazione del lavoro, il libro si chiude, lasciando aperte una serie di riflessioni sullo statuto del lavoro, sulla miseria e lo svilimento dell’agire salariale, così come sul ritorno delle teorie di legittimazione del lavoro proprio quando tutto, in tempo di crisi, ne acuisce la dimensione paradossale.
Per chiudere senza concludere, negli ultimi cento anni la produttività del lavoro è aumentata molto più delle cinque volte previste da Keynes; si produce di più in tempi ridotti e con meno lavoratori. La disoccupazione da disfunzione passeggera è stata riconosciuta come un elemento sistemico, incrementato dall’uso di innovazioni a risparmio di lavoro che pure hanno altri vantaggi – come lo sgravio della fatica e la riduzione del lavoro socialmente necessario. Tuttavia, questo cambiamento non da poco è ben lontano da portare ad un ripensamento radicale dell’organizzazione sociale. Al contrario, le politiche economiche e sociali, negli anni, hanno cercato nei modi più vari di salvare i piani occupazionali, anche quando si era oramai consapevoli che gli investimenti del presente non si sarebbero trasformati in occupazioni future – così la pensava, un keynesiano moderato, il cancelliere tedesco Schmidt. D’altra parte, proprio la spettacolare crisi in corso mostra, una volta di più, quante e quali siano le difficoltà perfino per affrontare una discussione sul tema che non sia intrisa della retorica della crescita e dello sviluppo, concepiti come rimedio alla disoccupazione. A ben vedere il progresso sta nella liberazione dal lavoro salariato mentre è un problema del dominio, cioè dell’ordine pubblico, l’incremento occupazionale.
Non a caso, le zone d’insediamento dei call center, in Calabria – come in Argentina, o in India – presentano caratteristiche simili: alto tasso di disoccupazione; bassi salari; incentivi pubblici per l’occupazione; scarsa capacità del sindacato; facile reperibilità di personale istruito tra i giovani universitari; buona disponibilità alla flessibilità sotto il ricatto del salario. Aspetti sintetizzati dal manager di un call center, nel corso dell’inaugurazione di una nuova sede in Calabria, nella frase dal tono neo-coloniale: “Siamo venuti qui perché siete dei morti di fame”.
Sembra così emergere come il capitalismo globale sia in realtà un ritorno all’origine, la riapertura di una fase selvaggia d’accumulazione primitiva che si realizza, come tutte le accumulazioni primitive, riesumando la paura della fame — il sovversivismo delle classi dirigenti avrebbe detto Gramsci — per istaurare dispositivi di controllo del tutto simili a quelli che vigevano all’origine, nella prima industrializzazione inglese.


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Autore: Luca Meloni

Titolo: Metodi e Forme dell'Adattamento Cinematografico

Formato: 21x29

Pagine: 240

Anno di pubblicazione: 2013

ISBN: 978-88-97341-45-1

 

 La maggior parte dei film è “tratta” da testi letterari preesistenti: da Via col vento a Il padrino, passando per Il Gattopardo e Nosferatu, La terra trema e Psycho.
Cinema e letteratura condividono da sempre la medesima “vocazione” al raccontare storie, utilizzando per il loro scopo strumenti espressivi e comunicativi solo apparentemente differenti.
Il volume si propone di analizzare lo sviluppo e i meccanismi traspositivi alla base dell'adattamento cinematografico, sottolineando allo stesso tempo la duplice “fertilità” creativa di uno scambio artistico ultra-secolare e le sue plurime modalità di attuazione.




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Autore: Salvatore Esposito

Titolo:Un secolo di Pentecostalismo Italiano

Formato: 15x21

Pagine: 192

Anno di pubblicazione: 2013

ISBN: 978-88-97341-46-8

 

 Quest’opera prima di Salvatore Esposito sulle origini del pentecostalismo italiano, è il frutto di una lunga ricerca storica, culminata in una raccolta sistematica di documenti importanti, e talvolta inediti, sulle origini del più importante movimento di risveglio nella storia del Cristianesimo.
Si tratta di “un’impresa ardua”, come ha dichiarato lo stesso autore, ma assolutamente necessaria ed indispensabile. Il volume si caratterizza per essere stato redatto con rigore scientifico, ed emerge una sapiente ricostruzione sulle origini del movimento con un focus sulla realtà delle “Assemblee di Dio in Italia”, l’entità pentecostale italiana
più rilevante, anche se non certamente l’unica. Particolarmente interessante, e del tutto inedita per il grande pubblico, è il secondo capitolo in cui sono stati riportati i resoconti delle discussioni parlamentari, in seguito alla nascita della Repubblica Italiana, riguardo l’abolizione dell’infamante Circolare Buffarini-Guidi, avvenuta soltanto, incredibilmente, nel 1955.
Questo libro ha una duplice missione. Prima di tutto si rivolge al mondo accademico (che, ahimè, è ancora molto carente di studi suquesto fenomeno) e, in secondo luogo, ai pentecostali stessi che vogliono un approccio storico e scientifico nel ripercorrere fatti ed eventi che hanno segnato la nascita del movimento pentecostale in Italia. In questo senso c’è una chiara volontà, da parte dell’autore, di mantenere viva la memoria e non disperdere la tradizione perché, ormai, a cento anni dalla nascita del movimento, si può parlare, anzi, inevitabilmente già esiste da decenni, una tradizione pentecostale. Una tradizione che non dev’essere per forza la rappresentazione di tutto il passato, ma quella parte del passato indispensabile per vivere ancor meglio il presente.




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https://www.youtube.com/watch?v=CJjt4hMkGU8

 

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