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NELLE STANZE DEL MONSIGNORE Quattro inventari di Arcivescovi Cosentini (VIII secolo) - Pagano Alessandra e Cinzia Altomare In evidenza

Scritto da  Pubblicato in: Writer Narrativa

 

Autore:Alessandra Pagano - Cinzia Altomare
Titolo: NELLE STANZE DEL MONSIGNORE
Formato: 15x21
Pagine: 104
Anno di pubblicazione: 2016
ISBN: 978-88-99627-21-8

 

Il titolo di questo lavoro storico e di ricerca, Nelle stanze del monsignore, stimola la fantasia e la curiosità del lettore che viene immesso, attraverso queste pagine, in uno spaccato sociale di fine Settecento.

Cinzia Altomare e Alessandra Pagano, da buone e pazienti ricercatrici, con quel genio diremmo tutto femminile, sono riuscite a dare un’anima alle pagine ingiallite degli inventari notarili di quattro Arcivescovi cosentini; hanno dato corpo a freddi elenchi che per anni sono rimasti sepolti tra montagne di carte.

Ben conservati, questi atti notarili offrono una chiave di lettura non solo sulle proprietà del titolare quanto sugli interessi personali, culturali e sociali del personaggio. La proporzione tra beni materiali, artistici o librari, è chiaramente un primo dato che balza agli occhi di chi si diletta nelle letture storiche e archivistiche. Il vero ricerca- tore, partendo da una traccia documentaria, ricostruisce un luogo, un evento o una intera abitazione.

Questo è quello che hanno fatto le due studiose!

Grazie a loro le antiche stanze del palazzo arcive- scovile cosentino hanno ripreso vita. Come in una macchina del tempo riusciamo a vedere dentro quelle che per il popolo erano le inaccessibili stanze episcopali. Con la fantasia possiamo vedervi entrare alcune opere che nel tempo sono state traslate da una stanza all’altra; scopriamo la storia di un mobile, di una tela o finanche di un fondo librario.

Gli inventari sono tracce lasciate a eventuali detectives della storia e dell’arte, perché attraverso di essi si può risalire alla committenza, alla collocazione o alla cessione di una tela o di un simulacro. Per qualcuno questo testo potrebbe essere un’opera fredda, di nicchia, in realtà è un servizio alla storia e alla conservazione dei documenti. Scorrendo i minuziosi elenchi dei presuli Brancaccio (1725), d’Aragona (1743), d’Afflitto (1772) e Mormile (1793) si coglie come questi ultimi siamo stati utili per un riordino e per la necessaria trasparenza nella gestione dei beni, così come la Chiesa chiede da tantissimi secoli a quanti sono chiamati a posti di responsabilità per evitare la confusione tra beni personali e beni amministrati.

Il pastore è cantato alla Sacra Scrittura, come saggio, quando amministra i beni con giustizia. L’attualità di questo lavoro, oltre alla sua autorevolezza storica, oggi più che mai sta nel ricordo del dovere di chi è chiamato all’amministrazione dei beni ecclesiastici (cfr. CIC 491).

I Vescovi e i loro collaboratori devono avere cura degli archivi ecclesiastici, conservando con diligenza i documenti e compilando cataloghi accurati, con la cura del buon padre di famiglia (cfr. CIC 1284), affinché attraverso di essi possano emergere spaccati storico-culturali della societas cristiana e si contribuisca alle finalità apostoliche, caritative, e al sostegno dell’opera e dei ministri della Chiesa.

 

Don Enzo Gabrieli

 

 

 

 

 

 

 


 



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