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Movimento è Comunicazione aspetti sociologici In evidenza

Scritto da  Pubblicato in: Writer Accademica
Autore: Francesco Garofalo - Sabrina Garofalo
Titolo: Movimento è Comunicazione aspetti sociologici
Formato: 17x24
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2015
ISBN:978 88 97341 82 6

 



Oggi, secondo giorno di lezione di “Sociologia”. Prima di addentrarci nel percorso tracciato per l’a.a. in corso riserviamo un po’ del nostro tempo al confronto sul valore che assume il Movimento corporeo nell’attuale società. Lo spazio della lezione è riservato a misurare la percezione che gli studenti hanno nei confronti del Movimento, della motilità, delle attività sportive. Iniziamo con la semplice domanda: “ Che cos’è il Movimento” e raccogliamo le risposte inserendole nel contesto sociologico della nostra disciplina, la Sociologia applicata alle Scienze Motorie, con particolare attenzione alla Sociologia dello Sport, della Salute, della malattia, dell’educazione, dei gruppi e della comunicazione. Discipline che saranno trattate in questo volume rivolto alle professioni sanitarie, ma in modo particolare, agli studenti di scienze motorie, agli attori del Movimento e a quanti ancora conducono stili di vita imperniati sulla sedentarietà- partecipata o indotta dal lavoro espletato e che per motivi diversi non riescono a ritagliarsi spazi per il proprio benessere psico fisico determinato dal sano movimento.   

Che cos’è il movimento?

“ Per me il Movimento è un farmaco splendido, previene malattie e rende felici”
“ Per me il Movimento è vita, ogni vita è movimento”
“ A mio avviso il Movimento è divertimento e gioia, insegna a progredire”
"Secondo me il Movimento significa divertimento, ritmo, socializzazione, salute, dinamismo e confronto”
“Credo che Movimento sia distensione e che contribuisca a risolvere i problemi e le tensioni della vita moderna”

“Ho sempre ribadito che rappresenti l’antidoto contro lo stress. Il solo camminare Ti fa sentire meno solo, fa socializzare”
“Ritengo che il Movimento sia un’esigenza per chi lavora al computer e conduca una vita sulla sedia”
“Sono convinto che Il Movimento rafforzi la volontà di vivere, rafforzi lo spirito e crei armonia con se stessi e gli altri”
“ Solo attraverso le attività si possono sviluppare le percezioni sensoriali.  Il Movimento è causa di ogni vita”
“ Sono del parere che il Movimento sia un bisogno vitale come il cibo l’aria, l’amore e il comunicare”
“Movimento per me significa salute psicofisica, in quanto fornisce buonumore e predispone positivamente verso gli altri”
“ Secondo me il Movimento è un’esigenza. Si pratica per mantenersi in forma, per ridurre la massa grassa e migliorare l’aspetto esteriore”
“Secondo me il Movimento è prevenzione e nel contempo cura di alcune infermità determinate dalla sedentarietà moderna”
“Sono del parere che il Movimento sia il toccasana per eccellenza, che fa amare il mondo”
“ Ritengo il Movimento una prassi educativa, si allena al buon Movimento cosi come si educa alle altre discipline”
“Il Movimento rafforza la propria autostima e sviluppa gli ormoni della felicità”
“A me non piace tanto muovermi. Sono un pigro, ma riconosco l’utilità e i benefici determinati dal sano Movimento”.

Sono queste le risposte fornite dalla gran parte degli studenti alla domanda cosa sia per Te il Movimento.
In esse sono racchiusi significati diversi, ma tutte convergono sull’importanza che riveste il Movimento per gli individui, i gruppi e le istituzioni. Le risposte date sono un vero e proprio elogio al Movimento (dal che scaturisce il presente lavoro), ritenuto fonte di benessere personale e collettivo.
 
Ma cos’è il Movimento e come viene percepito dalla società contemporanea?
Parlare di Movimento, tralasciando i confini entro cui intendia-mo soffermare le nostre attenzioni, significherebbe disperdere le energie scientifiche nella immensa distesa disciplinare in cui esso si manifesta: dalla contabilità alla biologia, dalla matemati-ca alla musica, dalla storia delle religioni alla tecnica Il Movimento, infatti, è oggetto di studio di molte discipline e ciascuna esprime significati in base all’oggetto di analisi e di ricerca (movimenti culturali, economici, artistici …). Nella fattispecie il campo entro cui il presente lavoro si sviluppa è quello sociologico e della comunicazione, scrutando il Movimento quale proprietà dell’organismo umano di modificare attivamente la propria posizione e quella dell’ambiente in cui risulta immerso ma nel contempo visto ed osservato come sorgente da cui sgorga la vita stessa. La vita di per se stessa è Movimento ed è proprio nel movimento che si racchiude il fascino e la magia dell’essenza della vita e attraverso esso si veicola e si decodifica l’ arte del saper vivere collettivo. 

Consideriamo, quindi, il tema proposto dal punto di vista sociologico, analizzando i contenuti delle opinioni comunicate che sono frutto di conoscenze e di saperi acquisiti all’esterno e durante il percorso di studio in Scienze Motorie dello Sport e della salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, per attività fisica si intende “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”. In questa definizione rientrano, quindi, non solo le attività sportive ma anche semplici movimenti quotidiani come camminare, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori domestici.
Il “Movimento” inteso come cambiamento, è l’agire che modifica una posizione di una “cosa”, di uno stato d’animo fisico, morale, culturale. Riveste un ruolo rilevante per il processo di crescita della persona, che accompagna dall’infanzia al decesso, richiedendo un investimento di energia continuo e costante.
L’organismo non può essere mai definito un sistema a riposo, in quanto esso è sede persistente di attività. Già nell’utero materno il feto compie, nel liquido amniotico, il primo movimento biologico attraverso il quale egli comunica la presenza di vita. Alla nascita il movimento si esprime attraverso gesti e atti mirati a soddisfare i primari bisogni. Il neonato si propone al mondo attraverso una serie di movimenti, esplora il territorio e l’ambiente, ricorrendo alla facoltà dell’organismo vivente di modificare energicamente e in modo reversibile la propria posizione o quella di una sua parte rispetto all’ambiente.
Successivamente il soggetto instaura una vera e propria funzione di relazione con l’ambiente, sviluppando sistemi neuromotori e ormonali che rimangono in relazione con le funzioni vegetative.
Movimento è comunicazione, energia, ma non solo: esso è strettamente legato agli aspetti cognitivi, alla cultura, alla società ed ai valori che la stessa esprime nel tempo. Gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza si dimostrano cruciali per le modalità con cui si vive il “movimento”, prodotto il quale andrà ad incidere profondamente nel processo di costruzione dell’identità della persona.
Il soggetto, infatti, interagisce e si relaziona con l’ambiente naturale e costruito attraverso il “movimento” che veicola le percezioni sensoriali, costruendo emozioni e informazioni. Il movimento è comunicazione, attraverso il quale si allertano, come vedremo successivamente, i cinque sensi, ma non solo essi.
Esiste, infatti, un altro “senso” che non è rappresentato, come di consueto si pensa, dal possesso di eccezionali poteri contenuti nella mente, di doti straordinarie presenti solo in alcuni soggetti. Questo potere è contemplato in ciascuno di Noi ed è rappresentato dalla conoscenza delle tecniche dei linguaggi non verbali innati e acquisiti durante i processi esperienziali.
Il Movimento ci consente di raggiungere obiettivi e mete nello spazio globale e cogliere le infinite sfaccettature che lo compongono, lo trasformano e lo rendono vivo e palpitante in ogni istante: un corpo per le sue modalità del movimento non perisce mai, e nel trasformarsi produce sempre movimento, nuova energia, quindi nuove forme di vita.

Nell’uomo la motilità rappresenta il complesso delle manifestazioni motorie indipendenti dall’attività fisica. Essa è strettamente connessa al processo di socializzazione che accompagna l’individuo nella sua esistenza terrestre, fino al decesso, con modalità e intensità diverse, dovute alla cultura, al sociale, alla salute e alla malattia e che andranno ad incidere fortemente sulla qualità della vita, sugli aspetti emozionali del soggetto, sul ben-essere individuale e collettivo.

Possiamo affermare che il movimento è, di conseguenza, egli stesso un aspetto rilevante del processo socializzante, attraverso il quale l’uomo costruisce i suoi dati identificativi e connotativi, i ruoli, lo status e cosi via. Se diamo uno sguardo alle cifre, ci rendiamo conto come l’attività motoria nel nostro Paese sia diminuita di pari passo con i grandi mutamenti sociali verificatesi nei processi produttivi e nelle trasformazioni organizzative della città. Da un versante lo sviluppo dell’automazione, che ha ridotto la necessità dell’intervento umano, incidendo perfino nel lavoro domestico, con conseguente svalutazione del lavoro manuale, dall’altro versante il predominio degli spostamenti, che avvengono con mezzi di trasporto sempre più sofisticati e la riduzione di spazi di sicurezza per pedoni e ciclisti. Congiuntamente a questi fattori, il crollo della motilità è stato accentuato ancora di più dalla riduzione di spazi destinati al gioco libero dei ragazzi e ai giochi e agli sport spontanei di squadra. Oggi queste attività vengono svolte in luoghi e strutture che  ne riducono l’accessibilità anche per i costi che le famiglie devono sostenere. Questi ostacoli giustificano la flessione del movimento registrata nell’ambito della civiltà contemporanea, il cui progresso tecnologico ha ridotto le distanze ma nel contempo ha ristretto la motilità corporea, giustificando il processo di sedentarietà dell’uomo moderno. In base ai dati ISTAT, nel 2010 in Italia il 38% delle persone da tre anni in su ha affermato di non praticare, nella vita quotidiana, né sport né altre forme di attività fisica. 

L’esercizio fisico rilascia proteine ed endorfine che rendono il cervello felice, predisponendo l’apparato cognitivo alla positività, che è un prerequisito importante per abbassare i rischi di attacchi ischemici, infarto o angina.
Secondo i dati del sistema di monitoraggio Okkio alla salute, soltanto un bambino su dieci fa attività fisica in modo adeguato per la sua età e circa un bambino su quattro (26%), all’istante della rilevazione, affermava di non aver svolto alcuna attività fisica. Gli ostacoli da superare sono molti e sono, anzitutto, di natura culturale e sociale.



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